DI:
STEFANIA COLASANTI
IO,NINNOLO DI DIO!
2008
“Amore sono le tre dobbiamo alzarci… amoreeeee è ora di alzarsiii!!! Ok se vuoi rimanere qualche minuto a letto resta pure, il tempo di prepararti un caffè e poi si parte”. Siamo entrambi emozionati e felici per questa mini vacanza ma credo sia più per il posto che raggiungeremo tra sei ore circa, l’idilliaca, soave e magica Venezia!
1980
Diciassette anni, piccola donna ribelle esente da crisi adolescenziali, cresciuta troppo in fretta per appartenere al mondo dei giovani ma troppo giovane per essere considerata adulta. Elena si prepara per affrontare il suo primo viaggio da sola.
- “Mamma non puoi impedirmi di andare a Bologna, mi aspettano e poi lo sai che è già tutto organizzato. Ti ricordi dei miei amici, sai che hanno organizzato un viaggetto vero? E sai quanto ci tenga... mi stai ascoltando? Uffa ma è mai possibile che non me ne vada bene una? E poi quando mi ricapiterà un’occasione così!?”.
- “A parte il fatto che hai solo diciassette anni e di occasioni ne avrai a bizzeffe, dimmi, con quale coraggio mi chiedi di assecondarti? Stiamo parlando di Bologna!! Hai sentito la notizia di cosa è successo, come posso accettare questo tuo tanto agognato viaggio!?”.
- “D’accordo mamma ma sai anche che ormai non corro più nessun pericolo e per quanto possa essere tragico e orrendo, ormai è accaduto. Capisco che tu sia inorridita e sconvolta ma la stazione di Bologna è più sicura di quanto noi possiamo immaginare, quel che è stato è stato... mamma mi stai ascoltando?”.
Come può ascoltarti una madre che ha appena visto un telegiornale, uno di quelli da annotare nelle liste dei giorni bui del mondo, dove appare un servizio horror, così tangibile da creare il panico degli animi. Come le si può chiedere dell’attenzione in una simile situazione, solo per la mutria di una ragazzina?
- “Cazzo Elena, ho sentito ogni tua parola!! Che cosa vuoi che ti dica? Che hai ragione e che non corri nessun pericolo? Credo invece tu sia egoista nel chiedermi di mandarti là, ma vai pure, ricordati però di chiudere gli occhi quando sarai lì... quello che vedrai non ti piacerà”.
Ed ecco la fine di una discussione tra madre e figlia… tu vinci, lei soffre.
Stazione di Bologna.
- “Pronto Gianluca sono io... sì sono arrivata... ok. Dimmi dove posso aspettarti… purché sia abbastanza distante da qui”.
Aveva ragione mia madre.
Ed ho capito che cosa intendeva con “Tieni gli occhi chiusi”. La scena è indescrivibile, sconvolgente, umanamente insopportabile. Militari e volontari col viso coperto da mascherine di carta per proteggersi dalla polvere e dall’umiliazione della rassegnazione, mani disperatamente operose, racchiuse nel lattice dei guanti verniciati da sangue umano stanno scavando tra le grondanti macerie, solo un obiettivo: trovare un sospiro di vita tra i tanti corpi esanimi (ottantasette diranno poi i mass media).
I resti umani di coloro che aspettavano un treno, l’inizio delle loro tante attese vacanze estive, resti di persone ferme su un treno che avrebbe dovuto solo condurle in riva al mare, su una spiaggia tranquilla al lago o forse solo a casa ma che angeli della morte, angeli senza Dio, hanno fatto dirottare deviando le anime di quelle persone che nulla avevano chiesto a questi gentil conducenti di morte come gli oltre 200 feriti che vivranno il terrore di questa estate per tutto il resto della loro vita.
L’esplosione di quella maledetta bomba ha regalato alla popolazione italiana non solo sdegno e rabbia ma uno dei più grandi eccidi degli “Anni di piombo”.
Complimenti, siete stati davvero bravi nel preparare la bomba, un ordigno di eccezionale potenza, un’ottima colazione servita alle 10.25, proprio come si usa nei grandi alberghi, ma non ha il sapore dolce e fragrante dei cornetti, non sa di burro e marmellata, non ha il profumo del fumante caffè, sa di sangue e di morte, sa di assurda crudeltà, di violenta umanità… sa di dolore... sa d’impotenza. Non capisco nulla di filosofia, ma va di moda parlare di Zarathustra, fa alternativo, e a me ora, viene in mente una sola frase… Dio è morto.
Non conosco il significato di questa frase ma Nietzsche avrà avuto i suoi buoni motivi per lasciarcela in eredità, ma riconosco la disperazione negli occhi di questa gente che
oggi qui, come me in questo cimitero, cerca invano una risposta… Sento la disperazione negli occhi e nel cuore ma non nell’anima, troppo impegnata a trovare parole per pregare questo Grande Dio che oggi si è perso dentro una stazione.
Piango disperata, non sono grande abbastanza per tutto questo, ma provo a regalare un po’ di conforto a chi ancora vaga senza sapere dove andare…
Preghiera per il viaggiatore senza meta:
Allegria,
è tuo figlio che giuoca in giardino.
Allegria,
è un vecchio che beve ridendo.
Allegria,
è una giovane donna all’altare, travestita di sogni.
Allegria,
è la morte che giunge senza invito, con passo sereno e sicuro.
Allegria,
è la guerra che ferma le disfatte.
Allegria,
è un grande poeta sconfitto e solitario che fischietta parole assieme al canto dell’upupa.
Allegria,
è un Dio che è morto e risorto, dalla terra al cielo.
Allegria,
è la speranza del suo ritorno.
Allegria,
l’allegria sei tu vita
distratta dalla tua stessa
Allegria.
Dimmi, dove sei Dio?
Bellissimo ... e sono brividi che dalla pelle non si possono cancellare ... complimenti Stefania ... Cinzia D.
RispondiElimina